METTI UN FONDO PENSIONE SOTTO L’ALBERO!

I fatti parlano chiaro: la popolazione sta invecchiando e questo costringe le persone a fare i conti con un fenomeno che, oramai, non può più essere trascurato.

Sto parlando della Longevità. Sai che in Italia la quota di popolazione di età superiore agli 80 è quasi duplicata in vent’anni?

Ma non è finita qui.

Dal punto di vista demografico stiamo anche assistendo ad un forte calo delle nascite.

Ecco dunque che la combinazione di questi due fattori è un campanello d’allarme che ci deve mettere in allerta.

Il motivo? Semplice.

Attualmente noi rappresentiamo la forza lavoro e i contributi che versiamo servono anche per corrispondere la pensione di chi ha già smesso di lavorare.  Non per la nostra vecchiaia.

La formula è presto detta: minori nascite implicano minore forza lavoro futura, quindi quando io smetterò di lavorare dovrò affrontare l’amara realtà di incassare una pensione che sarà decisamente ridotta rispetto all’ultimo stipendio.

Insomma, come si dice, la coperta si sta accorciando. E in molti Paesi la situazione potrebbe presto farsi davvero insostenibile. Compresa l’Italia.

Eppure nel nostro Paese la soluzione c’è e ha un nome ben preciso: si chiama previdenza integrativa.

Qual è il suo scopo?

Aderire alla previdenza complementare vuol dire pianificare già oggi il tuo tenore di vita, una volta andato in pensione. Significa integrare in maniera facoltativa la tua pensione futura, aggiungendo una rendita alla pensione INPS che ti spetterà al termine del lavoro.

Devi però ricordare che la previdenza complementare non può sostituire quella obbligatoria ma soltanto affiancarla. Ecco perché viene definita integrativa.

C’è però una buona notizia, una sorta di cambio di rotta: in Italia gli iscritti alle forme pensionistiche complementari stanno aumentando. Che le persone abbiano seriamente cominciato a pensare a voler proteggere il proprio futuro? Ce lo auguriamo tutti.

I dati finora disponibili ci dicono inoltre che investire in forme di previdenza complementare è più conveniente rispetto alla scelta di lasciare il Trattamento di Fine Rapporto in azienda.

Ripassiamo quindi il significato di TFR.

Il TFR è una sorta di gruzzoletto che ogni lavoratore accumula durante la propria attività lavorativa.

Il lavoratore può scegliere come impiegarlo, decidendo se:

  • lasciarlo in azienda e ritirarlo al termine del rapporto di lavoro;
  • farlo confluire in un fondo pensione, in modo da contribuire alla propria previdenza complementare, che andrà a integrare l’assegno pensionistico pubblico al momento del definitivo ritiro dal lavoro.

Se lo si lascia in azienda, renderà un 1,5% fisso sommato al 75% dell’inflazione annua (la cosiddetta “rivalutazione”); se invece lo si versa in un fondo pensione, il rendimento dipenderà dai risultati della gestione finanziaria e dalle performance degli strumenti nei quali il veicolo investe, così come dai costi.

Decidere di versare il TFR in un fondo pensione, invece, consente di sfruttare una serie di vantaggi fiscali legati alla previdenza integrativa, sia sul capitale versato sia sui rendimenti.

Ad esempio:

  • Il T.F.R. in azienda potrebbe essere difficile da recuperare in caso di crisi aziendale, mentre i versamenti al Fondo Pensione vengono accantonati in un proprio salvadanaio.
  • Dal punto di vista dei rendimenti, qualora si decide di destinare il TFR maturando nel proprio fondo pensione, si può godere del rialzo dei mercati finanziari e ottenere così rendimenti di lungo periodo potenzialmente più elevati.
  • Il T.F.R. accantonato in azienda, al momento del pensionamento viene tassato con l’aliquota media IRPEF pagata nei due anni precedenti (per uno stipendio di € 3000 lordi corrisponde al 27%) mentre quello accantonato al Fondo Pensione viene tassato al massimo al 15%, e con un’anzianità di versamento oltre i 15 anni si può arrivare all’aliquota minima del 9 %.

Ad ogni modo, indipendentemente dalla scelta di come e dove destinare il proprio TFR, il mio consiglio rimane quello di valutare con attenzione la possibilità di aderire alla previdenza complementare.

Aprire un fondo pensione, per te o per i tuoi cari, non deve essere una scelta fatta solo per toglierti qualche sfizio dopo la pensione, ma deve diventare una scelta pressoché obbligatoria.

Sei consapevole che puntare oggi alla sola pensione pubblica è un errore che domani potrebbe costarti caro?

Comincia subito per poter mettere a frutto la durata lunga e massimizzare l’effetto della capitalizzazione dei guadagni nel tempo.

Ma non solo.

Ogni anno puoi beneficiare di un grosso vantaggio, in termini di risparmio sulle tasse da versare al Fisco.

Ti ricordo infatti che i versamenti sono deducibili dal tuo reddito IRPEF fino a un importo di 5.164,57 euro all’anno. Inoltre, entro lo stesso limite, è possibile portare in deduzione anche i versamenti effettuati a favore di familiari fiscalmente a carico.

Attenzione: nel calcolo di questo limite non devi considerare l’eventuale importo di TFR conferito.

Vuoi un consiglio? Visto che siamo vicini a Natale, scrivi nella letterina una richiesta “particolare”: la sottoscrizione di questo strumento per te, per tuo figlio oppure per i tuoi nipotini.

Sarebbe il regalo più grande che una persona possa ricevere!

Per ottenere tutte le informazioni legate a questo importante strumento mi trovi, come sempre, al tuo fianco. Cosa aspetti?

Contattami per saperne di più!

2022-12-20T10:23:56+00:00 21 Dicembre, 2022|articoli|