“Marco, è da un po’ che non facciamo nessuna operazione.”
Ogni tanto questa frase arriva. Non succede spesso, ma quando succede mi offre sempre l’occasione per fare una riflessione che, secondo me, vale molto più di qualsiasi commento sull’andamento dei mercati.
In fondo il dubbio è comprensibile. Viviamo in un’epoca in cui tutto cambia continuamente. Ogni giorno leggiamo di un settore che sta crescendo, di un’azienda che sta facendo numeri straordinari, di un investimento che qualcuno definisce “l’occasione del momento”. Basta aprire un giornale, guardare un servizio in televisione o passare qualche minuto sui social per avere la sensazione che ci sia sempre qualcosa di nuovo da comprare o da vendere.
È normale, quindi, chiedersi: “Non dovremmo fare qualcosa anche noi?”
La risposta, però, non dipende da quello che stanno facendo gli altri, ma dal motivo per cui quel portafoglio è stato costruito.
Quando inizio a lavorare con una persona non parto quasi mai parlando di mercati. Prima cerco di capire dove vuole arrivare. C’è chi desidera integrare la pensione, chi vuole costruire un patrimonio da lasciare ai figli, chi sogna di aiutare un domani i nipoti negli studi o nell’acquisto di una casa, chi semplicemente vuole vivere con la serenità di sapere che la propria famiglia sarà tutelata anche davanti agli imprevisti.
Solo dopo aver capito tutto questo iniziamo a parlare di investimenti.
Perché il portafoglio non è il punto di partenza, bensì lo strumento che ci aiuta a raggiungere quegli obiettivi.
Ed è proprio qui che, secondo me, nasce l’equivoco più grande.
Molte persone pensano che un portafoglio debba essere continuamente aggiornato, modificato, reso più dinamico. Come se il valore di una consulenza dipendesse dal numero di operazioni fatte durante l’anno.
In realtà è spesso vero il contrario.
Un portafoglio costruito bene non ha bisogno di essere rivoluzionato ogni volta che cambia l’argomento di cui parlano i mercati. Ha bisogno di essere controllato, verificato e, quando serve, adattato. Ma c’è una bella differenza tra seguire una strategia e inseguire una moda.
Pensiamoci un momento.
Quante volte nella nostra vita abbiamo sentito parlare di quell’investimento “che questa volta cambierà tutto”? Negli anni sono passati di moda e poi tornati di moda interi settori, mercati, strumenti finanziari. Ogni volta sembrava impossibile restarne fuori e ogni volta qualcuno era convinto di essere arrivato prima degli altri.
La verità è che quando una notizia finisce sulle prime pagine o diventa l’argomento di cui parlano tutti, milioni di persone stanno osservando la stessa identica opportunità. Davvero possiamo pensare che il nostro successo dipenda dalla capacità di arrivare qualche ora prima degli altri? Oppure è più ragionevole costruire un progetto che non abbia bisogno di rincorrere continuamente l’ultima novità?
È proprio questa la differenza tra investire e speculare.
Chi specula vive alla ricerca della prossima occasione. Chi investe costruisce un percorso.
Naturalmente questo non significa che un portafoglio debba rimanere identico per sempre. La vita cambia e sarebbe sbagliato ignorarlo.
Ma sono gli obiettivi a guidare le scelte, non le mode del momento.
E qui entra in gioco il ruolo del consulente.
A volte ho l’impressione che si immagini il mio lavoro come una continua ricerca del prossimo investimento da proporre. In realtà una parte importante della consulenza consiste nel fare esattamente l’opposto: evitare di prendere decisioni soltanto perché tutti sembrano andare nella stessa direzione.
Dire “compriamo” è relativamente semplice.
Molto più difficile è spiegare a un cliente che, in quel momento, la scelta migliore è non fare nulla. Non perché manchino le idee, ma perché il progetto che abbiamo costruito continua a essere quello giusto.
È in questi momenti che nasce la fiducia.
Sapere che c’è qualcuno che continua a guardare gli obiettivi, mentre tutto intorno invita a cambiare strada, è uno degli aspetti meno visibili della consulenza finanziaria. E forse anche uno dei più importanti.
Per questo motivo, quando un cliente mi dice: “Marco, è da un po’ che non facciamo nessuna operazione”, non penso che il portafoglio sia fermo.
Penso che, se gli obiettivi sono gli stessi e nulla è cambiato nella sua vita, quel portafoglio stia semplicemente facendo il lavoro per cui è stato costruito.
E, credimi, molto spesso questa è una delle migliori notizie che possa dare a chi mi affida il proprio patrimonio.